INSTALLAZIONE

Simone Zanaglia

Untitled, 2019
Marmo Bianco Carrara e legno, 40x20x20 cm

Untitled, 2019
Opera site specific di land art, pietra lavica e ferro, 450x700 cm

Simone Zanaglia nasce a Carrara il 10-03-1974 dove si diploma prima al Liceo Artistico Artemisia Gentileschi e poi all'Accademia di Belle Arti di Carrara.
Dal 1994 al 1996 collabora con lo studio S.G.F di Torano, Carrara, dove comincia il suo percorso nella scultura in marmo seguito da maestri come Silvio Santini, Paolo Grassi e Mario Fruendi . L' S.G.F. è uno dei laboratori più importanti di Carrara dove sono passati scultori del calibro di Max Bill, Agustin Càrdenas, Jean Arp ecc.
Nel 1997 vince una borsa di studio di quattro mesi della Fondazione Raus Muller all'Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, Germania. Nel 1999-2000 vince una borsa di studio (Erasmus) di sei mesi presso l'Accademia di Balle Arti di Valencia, Spagna.
Nel 2001 inizia uno studio sul recupero ambientale di cave abbandonate di Macael (Spagna), dove risiede per circa un anno. Nel 2004 con l'artista Filippo Tincolini fonda la società TorArt che si occupa di "soluzioni per l'arte e per l'ambiente" con sede in carrara fino all'anno 2008. Dal 2008 inizia una collaborazione con l'artista honduregno Fausto Tabora per l'organizzazione e la realizzazione di simposi internazionali di scultura in diversi paesi dell'America Centrale, con il concetto di riportare l'arte a una dimensione più libera e vivibile Attualmente continua la collaborazione con la TorArt di Fantiscritti, Carrara, occupandosi di varie mansioni inerenti la scultura.
L'esperienza ventennale, nei Laboratori Artistici Apuani del Marmo, nella realizzazione e nell'esecuzione di opere per i più grandi artisti contemporanei non è stata di intralcio ma è servita ad arricchire la propria ricerca artistica personale diretta ad una indagine sociale e antropologica.
Tale ricerca trova nel marmo e nella pietra il proprio materiale ideale. Attraverso un processo di decontestualizzazione e di una visione della pietra stessa come micro rappresentazione della montagna alla quale originariamente appartiene. Più di una scultura fine a se stessa, cerca la creazione di uno spazio e vive del dialogo che genera l'opera con lo spazio stesso. L'intervento sulla pietra è minimale, orizzontale e verticale, come una morale, un'etica, "universale" come solo una sensazione può essere.
La pietra viene vista come una cosa effimera perché contestualizzata in forma precaria, in una posizione innaturale, come sospesa da cavi d'acciaio e puntellata con supporti fragili.
In questo modo è possibile rendere mortale una cosa immortale, dare un tempo di resistenza ai supporti che impediscono alla pietra di tornare alla sua posizione originaria.
Questo concetto di precarietà e di assurdo viene applicato a un materiale che per eccellenza è sinonimo di eternità.


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